venerdì 29 aprile 2016

"La sirena meccanica" di Giada Bafanelli

Oggi vi segnalo un romanzo breve scritto da Giada Bafanelli ispirato alla fiaba La Sirenetta di Hans Christian Andersen, che unisce sentimenti e avventura.


Titolo: "La sirena meccanica"
Autrice: Giada Bafanelli
Editore: Self Publishing
Pagine: 136
Prezzo ebook: 0,99
In arrivo: 3 maggio
Clicca qui per prenotare La sirena meccanica
TRAMA 
Da quel che ricorda, Nym ha sempre vissuto nelle profondità del mare, metà ragazza e metà cyborg. Ma quando la sua memoria riaffiora, inizia a farsi delle domande. L’oceano è una distesa calma e blu che conosce alla perfezione, ma cosa c’è oltre?
Quando salva un marinaio dopo il naufragio di un’aeronave, il desiderio di vivere in superficie si fa di giorno in giorno più forte. Ma il mondo al di là delle onde è cupo e spietato, e non c’è spazio per chi è diverso. 

L'AUTRICE 
Giada Bafanelli ha ventotto anni e le sue più grandi passioni sono sempre state la musica e la narrativa, specialmente di genere fantasy. Oltre a “La sirena meccanica” ha pubblicato il racconto urban fantasy “Alone. Il solitario”, il romanzo fantasy ispirato alla mitologia norrena “La figlia della vendetta” e il romance contemporaneo “Un altro domani”.

Molto belli gli elementi grafici della cover :)

 

 

martedì 26 aprile 2016

"Prossimi arrivi aprile/maggio"


Oggi è ripartita mia cugina :(  I giorni insieme a lei sono proprio volati. Come me anche lei è una grande lettrice e così venerdì quando è arrivata ha tirato fuori dalla valigia dei libri per me :D I titoli potete vederli sulla mia pagina FB e su Instagram, così se vi va potete anche dirmi se li avete letti e se vi sono piaciuti :)
E ora... vi va di vedere alcuni dei prossimi arrivi?

  

Titolo: "Fuga dalla biblioteca di Mr. Lemoncello "
Autore: Chris Grabenstein
Casa editrice: Rizzoli
Pagine:300
Prezzo: 15,00
In arrivo: 28 aprile
Clicca qui per prenotare Fuga dalla biblioteca di Mr. Lemoncello
TRAMA 
Kyle ama i giochi di società, specie quelli geniali creati da un certo Mr. Lemoncello. I libri invece lo interessano pochissimo, e così la scuola, finché non scopre che la biblioteca della città, chiusa da anni, sta per essere riaperta proprio da Mr.Lemoncello, che vuole farne la più spettacolare e interattiva biblioteca del mondo. I primi a entrare saranno dodici studenti che hanno scritto il miglior tema sul perché sono contenti di avere finalmente una biblioteca. Ma c'è di più: Mr. Lemoncello è alla ricerca di un nuovo testimonial per le sue campagne pubblicitarie e ha deciso che sarà colui che riuscirà in sole trentasei ore a uscire dalla biblioteca. Perché uscirne, non sarà affatto semplice... Età di lettura: da 10 anni.  

  

Titolo: "Loney"
Autore: Andrew Michael Hurley
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 352
Prezzo: 18,00
In arrivo: 28 aprile
Clicca qui per prenotare Loney
TRAMA 
Quando i resti di un ragazzo vengono scoperti durante una tempesta sulla costa selvaggia del Lancashire, a Loney, un uomo di nome Smith è costretto a fare i conti con i drammatici e misteriosi eventi di quarant'anni prima, quando poco più che bambino visitò Loney con la madre e il fratello disabile. La donna, fervente cattolica, li porta nell'antico santuario locale a pregare per la guarigione del figlio malato. Ma gli abitanti di Loney non vedono di buon occhio i pellegrini, e i destini dei due fratelli si intrecciano con riti inquietanti. Oggi Smith non sopporta più il peso di una verità tenuta segreta per troppi anni, ed è deciso ad affrontarla a qualunque costo.  

Adoro la cover così particolare *_* 


Le donne ne sanno una più del Diavolo. Figurarsi le streghe…

Titolo: "Il Diavolo e la Strega"
Autrice: Anonima Strega
Editore: Self Publishing
Pagine: 168
Prezzo ebook: 1,99
In arrivo: 30 aprile
Clicca qui per prenotare Il diavolo e la strega
TRAMA 

Selene viene licenziata da una cooperativa di assistenza domiciliare, quando, tramite un annuncio, entra in contatto con una ricca disabile: una bizzarra bambola gotica sessantenne costretta su una sedia a rotelle a causa di un misterioso incidente. La signora Lilly è simpatica, la paga ottima, e Selene non ci pensa due volte a firmare quello strampalato contratto, nonostante i sei figli gemelli della donna, con cui dovrà convivere, la mettano in soggezione…

Nergal non è bruno come i gemelli. Ha un occhio nero come loro, e uno d’oro come la madre. Suo padre è il Diavolo e ha in programma la genesi di colui che distruggerà il mondo. La prescelta è Selene, che si concederà a uno dei fratelli in lotta fra loro. Ma Nergal è in conflitto con la natura umana ereditata dalla madre. Per questa sua diversità, una frangia demoniaca l’ha scelto quale spia del disegno del padre: si sospetta che la prescelta sia una figlia della Dea, della Femmina Innominabile, e un’unione con lei darebbe vita alla bambina che riporterà l’equilibrio fra luce e tenebre. La missione gli fa perdere terreno nei confronti dei fratelli; lo studio delle parole della Femmina Innominabile, nel tentativo di far emergere la strega in Selene, lo contamina. La Dea dell’amore e dei desideri salverebbe la progenie del Demonio, se si arrendesse a un potere più grande di lui?

Il nuovo libro di Anonima Strega è un urban fantasy/paranormal romance/horror autoconclusivo.

  
Ti sei mai chiesta cosa accade nelle case degli altri?

Titolo:  "La moglie bugiarda"
Autrice: Susan Crawford
Casa editrice: Piemme
Pagine: 312
Prezzo: 18,50
In arrivo: 17 maggio
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TRAMA
Dana Catrell pensava di sapere tutto della sua vicina Celia: nel quartiere elegante dove vivono, nella sonnolenta provincia americana, sembrano non esserci segreti e tutti conoscono tutti. Fino al giorno in cui Celia viene trovata morta in casa sua, uccisa con un vaso molto pesante. Lo stesso giorno in cui Dana ha passato l’intero pomeriggio a casa della povera Celia, bevendo decisamente un po’ troppo. Celia doveva confidarle un segreto, per questo l’aveva chiamata. Un segreto che ora Dana, per colpa dell’alcol e degli psicofarmaci di cui spesso fa uso per tenere a bada l’ansia, non riesce a ricordare. Ma quando il detective Jack Moss comincia a indagare, quella memoria che non torna diventerà la cosa più importante, se Dana non vuole essere la sospettata numero uno. Peccato che suo marito Peter non l’aiuti affatto: specie quando Dana trova nel suo telefono un numero registrato come «C.», che risponde alla segreteria telefonica di Celia…  Incerta se credere alla propria, inaffidabile mente, al suo istinto, o ai sospetti che si fanno strada dentro di lei, Dana cercherà di ritrovare la verità di quel pomeriggio, e quel segreto che Celia doveva confidarle: sapendo che ciò che scoprirà potrebbe rovinare per sempre la sua vita. E il suo matrimonio.

 
Titolo: "Dopo di te"
Autrice: Jojo Moyes
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 384
Prezzo: 18,00
In arrivo: 3 maggio
Clicca qui per prenotare Dopo di te
TRAMA 
Quando finisce una storia, ne inizia un'altra.
Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina? Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata. È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l'hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare. Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com'è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo. Questo romanzo appassionante e mai scontato è l'attesissimo seguito del bestseller internazionale Io prima di te. Jojo Moyes ha deciso di scriverlo dopo che per tre anni è stata letteralmente sommersa dalle lettere e dalle e-mail di lettori che le chiedevano che fine avesse fatto l'indimenticabile protagonista Lou.

Il primo mi era piaciuto tantissimo e non vedo l'ora di vedere anche il film *_* 

Sono le decisioni che sembrano poco importanti, quelle di tutti i giorni, quelle che ci cambiano la vita
Titolo: "Equivoci e bugie"
Autrice: Joanna Cannon
Casa editrice: Corbaccio
Pagine: 396
Prezzo: 16,90
In arrivo: 19 maggio
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TRAMA 
Una piccola cittadina inglese, un lunedì mattina nell’afosa estate del 1976: Mrs Creasy del civico 8 è scomparsa. I vicini sembrano attribuire questo fatto al caldo insolito, ma Grace, dieci anni, e la sua amica del cuore Tilly non la pensano allo stesso modo. Ispirate da una predica del vicario della parrocchia locale, le ragazzine decidono di investigare, sicure del fatto che se il nostro cuore ci permette di trovare Dio, anche Mrs Creasy può essere trovata e ricondotta a casa con il loro aiuto. E così, mentre la temperatura si impenna e l’asfalto si scioglie, Grace e Tilly vanno di porta in porta alla ricerca di qualche indizio. Quello che scoprono è una incredibile rete di menzogne e segreti legati a un fatto accaduto tempo prima. E intanto che cercano di raccapezzarsi in quel che hanno visto e sentito, viene alla luce una storia ben più grande di loro...  

 

Titolo: "Un anno per un giorno"
Autore: Massimo Bisotti
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 240
Prezzo: 16,00
In arrivo: 10 maggio
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TRAMA 
Alex è un cantante famoso. Dalla vita ha avuto la gloria, l’ammirazione dei fan, premi e ricchezze. Ma gli è mancata Greta, il grande amore con cui non si è mai trovato al momento giusto, qualcosa ha sempre impedito loro di stare insieme. Finché un giorno, fuori da una fermata del metrò di Parigi, la città dove vive, Alex fa amicizia con una ragazza che vende tubi con cui fare le bolle di sapone. Chiacchierano, lui le racconta la sua storia con Greta, come, dal primo incontro a Napoli in poi, si siano sempre sfiorati, senza mai riuscire davvero ad affidarsi l’uno all’altra. La ragazza lo ascolta, gli porge in dono un tubo dei suoi e gli propone un patto che sembra impossibile. Ogni volta che soffierà nel cerchio e formerà le bolle di sapone, Alex potrà tornare in un giorno del suo passato, per cambiarlo. Ma per ogni viaggio nel tempo, dovrà rinunciare a un anno di vita. Alex rientra nella camera d’albergo, la sua casa parigina, guarda e riguarda il tubo. È possibile che quello che ha detto la ragazza sia vero? Potrà davvero modificare il corso degli eventi e vivere la sua storia d’amore con Greta? Ambientato tra una Parigi magica e una Napoli calda e avvolgente, Un anno per un giorno segna il grande ritorno di Massimo Bisotti, con un romanzo meraviglioso scritto col suo stile inconfondibile, una storia incantata che riflette sui sentimenti umani, sull’intreccio tra speranza e destino.

Quali leggerete? :D 

mercoledì 20 aprile 2016

Blogtour "I mercanti dell'Apocalisse" di L.K. Brass (Tappa #1)


Come vi avevo anticipato su FB oggi parte un nuovo blogtour organizzato dalla bravissima Rosa del blog La Fenice Book dove potrete aggiudicarvi una copia del libro I mercanti dell'Apocalisse dell'autore L.K. Brass.

  Un complotto che sta dissanguando la BCE, un uomo dimenticato da anni che lotta per ottenere risposte. Spionaggio, speculazioni finanziarie e colpi di scena in un mystery ad altissima tensione.

Titolo: "I mercanti dell'Apocalisse"
Autore: L.K. Brass
Casa editrice: Giunti
Collana: Giunti originals
ISBN-10: 8809814142 ISBN-13: 978-8809814141
Copertina rigida: 400 pagine - Peso di spedizione: 281 g
eBook: tutti i formati e canali: Kindle, ePub, PDF
Prezzo: 8,00 - ebook: 4,99
TRAMA 
I Mercanti dell'Apocalisse, il primo romanzo thriller dello scrittore italiano L.K. Brass, è ambientato nel mondo spietato dell'alta finanza dove nessuna legge vale per contrastare le azioni di operatori finanziari pronti a tutto per raggiungere i loro scopi.

Daniel, geniale matematico, ha raggiunto il successo e tutto ciò che un uomo può desiderare, ma una breve telefonata cambierà la sua vita per sempre. Una terribile sciagura aerea e un attentato da cui si salva quasi per miracolo gli fanno capire di essere rimasto invischiato in qualcosa di oscuro e mortale. L’unico modo per proteggere se stesso e la figlia Isabel, la sola della sua famiglia a essere sopravvissuta, sarà scomparire. Anni dopo, vivendo sotto falso nome alla ricerca di chi gli ha distrutto la vita, si imbatterà in una nuova scia di morte e in un complotto che sta dissanguando la BCE e le economie europee, rischiando di sfociare nel caos economico globale.

L'AUTORE 
L.K. Brass è nato a Lugano e si occupa di consulenza per i sistemi informativi finanziari. Ha vissuto a Parigi, Vaduz, Chicago, Ginevra e Zurigo. Questo è il suo primo romanzo, che apre una serie con gli stessi protagonisti.

Un romanzo incentrato sullo spionaggio informatico e le grandi speculazioni bancarie, forte di una trama avvincente e densa che ha al centro le vicende di un uomo che lotta da solo contro organizzazioni internazionali. Alle sue vicende personali e familiari, si sommano le suggestioni dell’attualità̀ più̀ stringente in uno scenario di ampio respiro. Inseguimenti, colpi di scena e accurati travestimenti costituiscono un intreccio organico, in cui l’analisi dei meccanismi di speculazione suggerisce una riflessione più̀ ampia sulla realtà̀ torbida e ambivalente di una finanza onnipotente e scellerata.

Regole per il Giveaway

Regole obbligatorie
- Compilare il form, qui vi si chiederà di:
1) Diventare followers dei blog dell'iniziativa se non lo siete già;
2) Commentare tutte le Tappe del Blogtour;

Regole optional per accumulare più punti
– Condividere i post su Facebook e Twitter;
- Seguire l'autore su Twitter! 

a Rafflecopter giveaway
Non perdetevi tutte le altre tappe, mi raccomando :)













 

lunedì 18 aprile 2016

Recensione "Wolf: La ragazza che sfidò il destino" di Ryan Graudin


Titolo: "Wolf. La ragazza che sfidò il destino"
Autrice: Ryan Graudin
Casa editrice: DeA
Pagine: 416
Prezzo: 14,90 - ebook: 6,99
Clicca qui per acquistare Wolf: La ragazza che sfidò il destino
TRAMA 
E’ il 1956 e l’alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l’impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell’Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un’occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler... e ucciderlo davanti a milioni di spettatori.
Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell’anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile...


RECENSIONE 
E se... è così che l'autrice ha creato questo libro, immaginando cosa sarebbe successo se Hitler non fosse stato sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale,  una versione alternativa del nostro passato come promemoria degli orrori e per non ricadere nel solito enorme sbaglio.
L'autrice attraverso Yael è riuscita a trasmettermi molteplici emozioni, ad esempio quando viene ricordato il suo passato all'interno del campo di concentramento e le storie legate a tre dei cinque lupi ho provato tristezza, tenerezza nei confronti della piccola Yael e molta rabbia perché leggendo il viaggio verso il lager, le condizioni di vita al suo interno e il modo in cui venivano trattate le persone mi sono tornati in mente tutti i racconti veri dei superstiti, mentre quando viene raccontato il presente la forza, la rabbia, la determinazione, la paura, la speranza e lo stupore di Yael smettono di essere semplici parole sulla carta perché sono riuscita a sentirle chiaramente.
Yael si aggiunge alla lista delle nuove eroine letterarie, perché si batte e rischia la vita per un ottimo motivo, è una battagliera che ha perso tutto ed è un personaggio che si ama perché non è fredda, anzi ha tanti aspetti come la matrioska regalatale da Babushka mentre era prigioniera nel lager.
Il Tour dell'Asse è molto interessante perché in ogni tappa avviene qualcosa, si conoscono Felix e Luka che avranno una parte importante in questa storia facendo conoscere o ricordare sentimenti a Yael, ci sarà un personaggio che si vedrà poco, ma che sarà molto positivo per lei e verranno introdotti anche personaggi assolutamente da odiare. Il Tour dell'Asse composto da 10 concorrenti tedeschi e 10 giapponesi ci ricorda alla fine del viaggio che siamo tutti uguali, che non conta la provenienza, ma l'anima di una persona.
Promemoria invece degli orrori sarà anche il colore rosso che tinge le scene di questa storia.
Molto bella anche la storia dei lupi tatuati sul braccio di Yael e ciò che rappresentano, i momenti di gioia di questa ragazza che si apprezzano e che arrivano ancor di più perché sono una piccolissima parte nel mare di atrocità e l'epilogo che tiene col fiato sospeso.
Non vedo l'ora di leggere il seguito Blood for Blood.



L'AUTRICE 
RYAN GRAUDIN è nata e cresciuta a Charleston, in Carolina del Sud, dove si è laureata in Scrittura Creativa. Vive con il marito e un cane lupo. Wolf. La ragazza che sfidò il destino è lo straordinario romanzo con cui esordisce sulla scena letteraria italiana. 

ATTENZIONE: I COMMENTI CONTENGONO SPOILER.

giovedì 14 aprile 2016

"Belle notizie da Newton Compton & un libro in arrivo HarperCollins Italia"

Sono corsa subito qui appena ho letto il comunicato della casa editrice Newton Compton per condividere anche con voi le bellissime notizie.
Alla Fiera del libro di Londra ha acquistato i diritti di pubblicazione di The Worldquake Sequence, di Scarlett Thomas e The Love that Split the World, di Emily Henr.
The Worldquake Sequence è una nuova serie d’avventura e magia per ragazzi e per persone di tutte le età dall'autrice di Che fine ha fatto Mr Y.PopCoL’isola dei segretiIl nostro tragico universo, Il giro più pazzo del mondoIl messaggio segreto delle foglie.

Ecco la trama :)
Sette minuti e mezzo di terremoto planetario e il mondo sembra essere tornato al 1992. Internet è morto. La rete di telefonia mobile è saltata. E Eufemia Truelove, detta Effie, ha detto addio a sua madre per l'ultima volta. Questo è successo cinque anni fa. Ora Effie ha undici anni, trascorre la maggior parte del suo tempo con il nonno, il saggio e misterioso Griffin Truelove. Cos’è lo strano manoscritto che il nonno sta traducendo? E perché conserva sotto chiave i suoi libri? Non nega che la magia esista, ma non vuole insegnarla ad Effie.
Quando Griffin viene aggredito, Effie viene catapultata in un'avventura che si estenderà attraverso anni, mondi e libri, mentre cerca di difendere tutto ciò che ha di più caro dai Diberi, un misterioso gruppo composto da Librai Antiquari, bibliotecari, editori, studiosi, scrittori e maghi che hanno trovato un modo per ingannare l'universo e darsi poteri magici quasi illimitati incanalando l'energia che è contenuta in libri molto rari. Per sconfiggerli, Effie deve trovare la sua strada verso l'Altro Mondo, un luogo bello e strano che funziona solo con la magia, e assumere il suo ruolo di custode dell’antica e misteriosa Grande Biblioteca, la casa di tutti i libri più importanti dell'universo.  Per trionfare contro i Diberi, Effie avrà bisogno dell’aiuto dei suoi amici: Maximilian, uno studente problematico che deve fare i conti con il fatto che suo padre era un negromante; Raven, una giovane strega la cui madre scrive libri di successo sui bambini che praticano magia - ma che non crede nella magia; Lexy, una guaritrice il cui desiderio di integrarsi potrebbe portarla ad avvicinarsi troppo alla Gilda misteriosa dei Diberi; e Wolf, un bullo diventato guerriero che farà di tutto per difendere i suoi amici.
Effie e i suoi amici devono individuare la loro speciale miscela di abilità magiche. Scopriranno chi ha ucciso Griffin Truelove e perché, e scopriranno come un unico tragico errore abbia portato al terribile terremoto planetario. E Effie capirà che gli obiettivi diabolici dei Diberi cambieranno il tessuto dell'universo per sempre - a meno che non riesca a trovare un modo per fermarli….

The Love that Split the World invece è il romanzo d'esordio young adult di Emily Henry. Descrive perfettamente quei mesi agrodolci dopo il liceo, quando si sogna non solo del futuro, ma di tutte le strade e i sentieri che non abbiamo percorso.
Ecco la trama e la cover originale, che sarebbe bellissimo se fosse mantenuta dalla Newton Compton *_* 


L’ultima estate di Natalie nella sua piccola città natale nel Kentucky ha una partenza magica fino a quando lei inizia a vedere le "cose sbagliate". Sono scorci solo momentanei in un primo momento - la porta d'ingresso è di colore rosso invece del suo solito verde; c’è una scuola materna dove invece dovrebbe esserci il negozio di articoli per il giardinaggio - ma poi tutta la sua città scompare per ore, dissolvendosi in dolci colline e bufali che pascolano, e Nat capisce che c’è qualcosa che non va.  A quel punto riceve una visita, un'apparizione misteriosa ma gentile che lei chiama "Nonna", che le dice: "Hai tre mesi per salvarlo". La notte seguente, sotto le luci dello stadio del campo di football del liceo, incontra un bel ragazzo di nome Beau, ed è come se il tempo si fosse fermato e non esistesse più nulla. Nulla, tranne Natalie e Beau.
 

Un'altra bella notizia arriva dalla casa editrice HarperCollins Italia. Il 12 maggio arriverà questo folle romanzo

   

Titolo: "In  viaggio con Albert"     
Autore: Homer Hickam
Casa editrice: HarperCollins Italia  
Prezzo: 16,00   
TRAMA
Elsie Lavender e Homer Hickam (padre dell'autore) vivevano in una minuscola cittadina mineraria del West Virginia e frequentavano lo stesso liceo. Quando Homer chiese a Elsie di sposarlo, appena una settimana dopo il diploma, lei per tutta risposta se ne andò a Orlando, dove fece scintille con un attore e ballerino di nome Buddy Ebsen (sì, proprio quel Buddy Ebsen). Poi Buddy si trasferì a New York in cerca di fortuna e insieme a lui sfumò anche il sogno d'amore di Elsie, che alla fine si ritrovò di nuovo in quella minuscola cittadina mineraria, sposata con Homer.
Il ruolo di moglie di un minatore però le andava stretto, e a ricordarle ogni santo giorno l'idilliaco periodo trascorso a Orlando c'era un regalo di nozze molto particolare: un alligatore che si chiamava Albert e che viveva nell'unico bagno di casa. Un giorno Albert spaventò a morte Homer azzannandogli i pantaloni, e lui, esasperato, diede alla moglie un ultimatum: «O me o l'alligatore!». E dopo averci riflettuto per bene, Elsie si rese conto che c'era un'unica cosa da fare: riportare Albert a casa sua, in Florida.

Raccontato con poetica semplicità, lo straordinario viaggio di Homer ed Elsie attraverso gli Stati Uniti devastati dalla Grande Depressione, tra avventure esilaranti, incontri memorabili e momenti drammatici, è un commovente tributo alla straordinaria e meravigliosa emozione che chiamiamo amore.
 
Siete felici di queste notizie? :)

venerdì 8 aprile 2016

"Io sono Nina" - "Solo per gioco" - "Chiaro di Luna"

Buonasera,
oggi vi segnalo tre libri di tre autrici italiane.
Il primo, scritto dall'autrice Gabriella Mazzon Venturati, racconta cosa vuol dire stare accanto ad una persona con demenza senile e tutto ciò che circonda questa malattia, parlando sia degli aspetti negativi sia di ciò che si può imparare; il secondo è il nuovo romanzo rosa di Doranna Conti e l'ultimo, scritto da Cristina Cumbo, autrice della trilogia fantasy I Quattro Principi di Sàkomar di cui ho recensito i primi due capitoli, è un paranormal - urban fantasy - gothic.
Li inserirete nelle vostre wishlist? ^_^
 

Titolo: "Io sono Nina. Storia di una demenza senile" 
Autrice: Gabriella Mazzon Venturati
Editore: ILMIOLIBRO
Pagine: 156
Prezzo: 11,00 - ebook: 3,99
Clicca qui per acquistare Io sono Nina. Storia di una demenza senile
TRAMA 
Con il libro “Io sono Nina” un viaggio al centro della demenza
“Mi porterebbe a casa, adesso?” chiede mia madre.
Mi dà del lei, non ha idea di chi io sia.
Così, d’emblée, le prime due righe di questo romanzo ci portano immediatamente al centro della questione della demenza: la perdita di ciò che ci è più caro la nostra identità, la nostra storia. Non è argomento di poco conto quello della demenza e dell’Alzheimer perché si stima che nei prossimi anni triplicheranno le persone anziane affette che supereranno quindi di molto il milione di casi oggi stimati nel nostro paese.
Il libro “Io sono Nina – Storia di una demenza senile”, scritto da Gabriella Mazzon Venturati, racconta una fra queste migliaia di storie in cui ogni giorno si affronta  le difficoltà di una malattia che cancella intere esistenze e abbandona chi ne è colpito in un abisso di solitudine. Nina è l’anziana madre che si trova nella fase conclusiva della sua demenza senile quando, per l’improvvisa assenza della badante, la figlia, voce narrante del libro, si trasferisce nella sua casa d’infanzia per starle accanto. Comincia così il racconto che l’autrice fa della sua esperienza nell’affrontare le sensazioni così comuni a coloro che si trovano a convivere con un anziano affetto da demenza, come il senso di impotenza, i dubbi su quali siano le scelte migliori, i rapporti non sempre facili con operatori sanitari e medici, il senso di colpa e il vuoto che si prova nell’essere dimenticati da chi si ama.Quella di “Io sono Nina” è un'esperienza raccontata “a cuore aperto”, cruda e disincantata in cui l’autrice affronta una serie di scomode domande sulla disabilità, la non autosufficienza sull’indifferenza e la superficialità, se non, peggio ancora, la violenza con cui trattiamo i nostri anziani.Ma anche in una storia in cui ciò che ci è più caro - la nostra identità, i nostri ricordi - viene spazzato via c’è qualcosa da imparare:
“Poi si impara, con lei, a vivere l’istante. Ad assaporare la felicità nell’attimo in cui viene vissuta. Fare una gita in collina, andare alla sagra della parrocchia vicina, anche solo prendere un cappuccino al bar del supermercato.Vederla felice in mezzo alla gente a parlare con ciascuno di loro credendo di conoscerli tutti. Imparammo a perdere la sicurezza che dà il ricordo, a farci bastare la gioia del momento, imparammo a non chiedere altro, perché altro non avremmo avuto.”
Ed è proprio questa nuova capacità di vivere il presente, di apprezzare le piccole cose, questo nuovo sguardo sulla realtà, l’eredità più grande che una persona affetta da demenza può lasciare dietro a sé.


Titolo: "Solo per gioco"
Autrice: Doranna Conti
Editore: Self Publishing
Pagine: 133
Prezzo ebook: 0,99
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TRAMA 
Cosa fareste se la vostra perfetta vita da single venisse stravolta da un incontro inaspettato, capace di farvi girare la testa? È quello che succede a Kathryn, scrittrice di talento da poco assunta presso una delle più famose riviste londinesi. L'incontro con il misterioso Alexander le farà vivere momenti di passione travolgente, purtroppo seguiti dalla irrefrenabile voglia di prenderlo a schiaffi per la sua arroganza e impertinenza.
Può qualcosa iniziato solo per gioco trasformarsi in un sentimento vero?
A volte l'amore, che sembra impossibile da raggiungere, è più vicino di quanto non si pensi. 



 

Titolo: "Chiaro di Luna"
Autrice: Cristina Cumbo
Editore: Self Publishing
Pagine: 383
Prezzo ebook Amazon: 1,99 - Kobo: 2,99
Clicca qui per acquistare Chiaro di Luna
TRAMA 
Rockenfield, 1315 d.C.: un'orda malefica di mercenari provenienti dall'Est, si abbatte sul piccolo villaggio ai confini con la Foresta Nera. Dei mostri, metà uomini e metà lupi, li combattono per proteggere le proprie terre. Karl, il misterioso eremita, viene ucciso, ma la maledizione della luna viene trasmessa a una bambina, Livvy.
Roma, 2008: Luna è una ragazza come tante, forse un po' scontrosa e asociale, ma il suo carattere è stato forgiato a causa del bullismo imperante nel suo liceo. A volte vorrebbe fuggire e scappare da quella realtà, ma un giorno, in preda a un tremendo attacco di rabbia, il suo corpo inizia a mutare. Lei è l'erede della maledizione che è scritta nel suo DNA, ma Luna non vuole arrendersi al destino. Inizia un viaggio, volto a scoprire la verità, cavalcando le ali del tempo e ripercorrendo una leggenda, fino ad arrivare a Friburgo, dove un segreto, nascosto da secoli di storia, è in attesa di essere svelato...


martedì 5 aprile 2016

Recensione "Kantstrasse Bar" di Maria Milani

 
Titolo: "Kantstrasse Bar"
Autrice: Maria Milani

Editore: Self Publishing

Pagine: 97

Prezzo: 8,41 - ebook: 0,99
Clicca qui per acquistare Kantstrasse Bar
TRAMA

Matilde, anziana zia tedesca, muore in circostanze misteriose e lascia in eredità il suo bar e la sua abitazione di Berlino alle sue uniche nipoti italiane, le gemelle Giada e Miriam. Le ragazze partono per Berlino per riscuotere l'eredità, ma qualcosa va storto. Quando Miriam sparisce nel nulla, Giada si mette ad indagare sul passato di Matilde e scoprirà un segreto sconvolgente sulla sua famiglia. Giada riuscirà a ritrovare sua sorella? E chi è quel misterioso acquirente del Kantstrasse Bar con quel volto glaciale eppure così stranamente familiare?

RECENSIONE 
La cover è perfetta, la trama è perfetta e anche il libro sarebbe potuto essere perfetto se l'autrice avesse sviluppato la storia diversamente.
All'inizio conosciamo le due sorelle e i loro sogni: Miriam vorrebbe pubblicare il suo primo libro e Giada vorrebbe diventare una stilista, ma come avviene spesso nella realtà mentre cercano di realizzare i propri sogni devono accontentarsi di compiere un lavoro diverso per pagare bollette e cibo se non che arriva per loro l'occasione di vederli realizzati quando vengono a sapere che la zia tedesca è morta e che le ha lasciato la sua casa e il suo bar. La storia comincia a diventare interessante proprio nel momento in cui le ragazze atterrano a Berlino, perché i misteri cominciano a farsi vedere: chi ha assassinato la zia Matilde? chi è l'uomo che vorrebbe comprare il locale? perché la mamma di Giada e Miriam non voleva che partissero? Il problema è che la risposta alle prime due domande viene data troppo presto e che le vicende successive si svolgono tutte troppo velocemente tanto da non riuscire ad entrare nell'atmosfera di suspense, mentre invece se tutto fosse stato più elaborato la storia sarebbe stata molto più bella. 
Le altre cose che non mi sono piaciute sono state l'ingenuità delle due ragazze, la fiducia che Miriam ripone verso gli sconosciuti e un salto temporale che avviene dopo la scomparsa di quest'ultima che non coincide a parer mio con quanto l'autrice racconta in precedenza.
Mi è piaciuto invece che l'autrice abbia fatto svolgere l'azione per le vie di Berlino e Parigi, perché ha descritto le stradine e i luoghi senza però dilungarsi.
Il finale della storia lascia aperte le porte a un possibile seguito.
Aggiornamento: ho appena letto sul sito dell'autrice che questo è più un esperimento letterario che potrebbe aprire la strada a un romanzo vero e proprio, quindi se deciderete di leggere questa storia dovete tener conto di questo fattore che coincide infatti con quanto detto nella mia recensione. Dopo aver letto questa notizia spero che il romanzo vero e proprio prenda presto forma.



L'AUTRICE 
Maria Milani (Roma, 1980) è laureata in Scienze della comunicazione. Dal 2012 cura Blog Expres, un blog dedicato ai libri, al cinema e all’arte. Dalla sua passione per i libri e per i viaggi è nato Kantstrasse Bar, il suo romanzo d’esordio.

Come al solito scusate per gli spazi creati da Blogger <3



 




 



lunedì 4 aprile 2016

"Ritratto di Signora" (49)

 

Buongiorno,
questo mese lasciamo la parola a Francesca Diotallevi, scrittrice e autrice de Le stanze buie e Amedeo Je t'aime. Le parti in corsivo sono sempre opera sua.
Potete leggere questo articolo anche sui blog: Miki in the PinklandStasera cucino io, Books Land, Un libro per amico e BTS of my Soul.

Dolcissima e fragile. Indomita e visionaria. Il mio Ritratto di Signora vuole omaggiare una donna le cui ali spezzate non hanno impedito un volo spericolato sugli abissi insidiosi che la vita le ha riservato: la pittrice Frida Kahlo. 

 
 
Una ragazzina come tante, forse più fiera, o solo più cocciuta, a cui è stata riservata la più difficile delle prove: morire e rinascere. Conoscersi di nuovo, e conoscersi in una veste nuova. Fare della propria debolezza un punto di forza, della propria sofferenza un modo per guardare il mondo con occhi diversi, lasciando dietro di sé una scia di dipinti capaci di incantare, di commuovere, di entrarti sottopelle. Capaci di offuscare anche il gigantesco marito-genio Diego Rivera, il più grande artista messicano dell’epoca.
A diciotto anni Frida, ragazza di buona famiglia, che studia per diventare medico, incappa nel Destino: il suo ha la forma di un tram, e le arriva dritto addosso. Frida è sull’autobus che da Città del Messico la sta riportando a casa, a Coyoacàn. Con lei c’è il fidanzato Alejandro.

Il tram si avvicinò con una lentezza esasperante. Lo vedemmo comparire all’improvviso all’angolo tra Cuahutemotzín e 5 de Mayo, quando stavamo per voltare in Calzada de Tlalpan. Sembrava non avere freni. Fu quella terrificante lentezza a darci la consapevolezza che non ci sarebbe stato scampo. Veniva verso di noi come qualcosa di fatale, a cui sarebbe stato vano opporsi.
Lo scontro fu inevitabile; poi, senza fretta, il tram iniziò a trascinare l’autobus fino a schiacciarlo contro un muro.
Ricordo lo stridore di freni, lo scossone iniziale, e la sorprendente elasticità dell’autobus, che sembrò reggere l’urto fino alla fine. Le ginocchia dei passeggeri seduti gli uni di fronte agli altri, sulle panche di legno, arrivarono quasi a toccarsi. Tutto tremò e traballò, in un precario equilibrio. Qualcuno cadde, altri fecero appena in tempo a farsi il segno della croce. Cercai lo sguardo di Alex, e quello che vidi nel fondo dei suoi occhi scuri non mi piacque. Fu in quel momento che iniziai ad avere davvero paura. Fu l’ultimo punto di contatto con quella che, fino a quel momento, era stata la mia vita.
Poi tutto esplose. L’autobus si spezzò a metà, la lamiera si accartocciò come se fosse fatta di cartapesta, le assi del fondo si sollevarono e si frantumarono in centinaia di schegge di legno. Qualcuno cadde nella voragine che si era aperta al centro dell’autobus, e venne schiacciato dal tram, che sembrava incapace di arrestare quel suo placido incedere. Passò su di noi come una falce sul grano, non rimase nulla dopo.
Venni scalzata dal sedile e scaraventata con violenza contro la mia sorte. Qualcosa si frappose, in quel volo disperato. Qualcosa che aveva la durezza e lo spietato gelo del metallo. Mi trapassò da parte a parte, a ricordarmi che la vita è un dono e che basta un soffio a spegnerla. Poi ricaddi a terra, tra i cocci di vetro, il sangue e i pezzi di un’esistenza andata distrutta nel momento stesso in cui quel tram era apparso all’orizzonte.
Quello che ricordo, di quei pochi istanti in cui conservo una, seppur confusa, memoria, è l’oro. Il cielo era d’oro, sopra di me; erano d’oro i miei abiti strappati, i capelli impastati di sangue e le gambe nude, piegate in una strana posizione. Non sentivo dolore, non sentivo niente. Volevo solo restare a guardare quella nuvola di polvere dorata che si era sollevata quando il cartoccio dell’uomo che, solo pochi istanti prima, era in piedi vicino a me, conteneva.
«La bailarina, la bailarina!» gridò qualcuno, vicino a me. In quel momento non capii a cosa si riferissero. Ma dovevo offrire uno spettacolo bizzarro, ricoperta d’oro e con il corrimano di metallo del tram che mi trapassava il corpo. Mi aveva trafitto nello stesso modo in cui una spada trafigge un toro. Feci un sospiro, sentendo all’improvviso una grande stanchezza. Pensai al parasole che mi aveva prestato mia sorella Cristina. Pensai al balero dai bei colori che avevo comprato proprio quel pomeriggio e che tenevo nella cartella. Sperai che non si fosse sciupato; provai a cercarlo ma scoprii, un po’ sorpresa, di non averne le forze.
«Sta morendo?» domandò qualcuno, accanto a me.
«L’ambulanza sta arrivando» rispose un’altra voce.
«Non farà mai in tempo.»
Chiusi gli occhi. Quella che ero stata fino a quel momento, la Frida che per diciotto anni aveva abitato il mio corpo agile e aggraziato, morì su quella strada, palcoscenico su cui si era consumata la prima tragedia della mia vita.

Dicono che per costruire qualcosa di nuovo vada distrutto ciò che c’era prima. Anche per Frida andò così. La ragazza spensierata che fino a quel momento aveva vissuto la vita con entusiasmo e leggerezza scomparve per lasciare il posto a una creatura nuova, più profonda e inevitabilmente segnata. La nuova Frida ha uno sguardo serio, capace di guardare oltre, di indagare al di là della superficie delle cose. La nuova Frida conosce il dolore, quello che ti morde la carne senza tregua, e impara a conviverci. Ci convivrà per tutta la vita, che non sarà lunga, ma sarà una vita coraggiosa, sempre tesa a sfidare i propri limiti, quelli del corpo e quelli dell’anima. 

 

Il bollettino medico, che un dottore dall’aria contrita fece a me e alla mia famiglia, scandendo bene ogni parola, aveva dell’incredibile. L’incidente mi aveva spezzato la colonna vertebrale in tre punti; mi si erano rotti anche l’osso del collo, la terza e la quarta costola. La gamba sinistra aveva riportato undici fratture e il piede si era dislocato e schiacciato. La spalla sinistra era uscita dalla sua sede e le pelvi si erano frantumate in tre punti. Il corrimano di metallo del tram mi aveva perforato l’addome ed era uscito attraverso la vagina. Più tardi ci avrei scherzato, dicendo che avevo perduto così la verginità.
Il fatto che fossi ancora viva era un miracolo, ma non tutti sembravano pensarla così. Mia madre si era chiusa in un ostinato mutismo, non aveva neanche la forza di venirmi a trovare. A chi glielo chiedeva rispondeva che sarebbe stato meglio che me ne fossi andata senza soffrire, invece di restare in vita ed essere costretta a quel supplizio.
Ed era un vero supplizio. Il dolore andava e veniva a ondate, senza darmi tregua. Completamente immobilizzata, me ne stavo a fissare il soffitto bianco dell’ospedale per ore, le lacrime che mi rigavano le guance a causa della sofferenza e della frustrazione. I miei spericolati voli di uccello erano finiti, restava solo il gesso che mi paralizzava e la struttura dentro a cui ero rinchiusa, simile a un sarcofago.
Di notte la morte danzava attorno a me, facendosi beffe della mia sciocca ostinazione. Ma non gliela avrei data vinta. Mai.

Frida sopravvive, dunque. Passa lunghi mesi immobilizzata a letto, rinchiusa in busti di gesso che le impediscono di muoversi. La pittura arriva in punta di piedi, a salvarla, a occupare uno spazio vuoto, a impossessarsi di ogni aspetto della vita di questa ragazza spezzata, ma intenzionata a non lasciarsi sopraffare. Nemmeno dall’abbandono del fidanzato, incapace di conciliare l’immagine della ragazza allegra e gioiosa con questa nuova Frida invecchiata, di colpo, di cent’anni.


Aprii gli occhi, sbattendo le palpebre nella calda luce del tardo pomeriggio. Avevo le labbra secche, incollate tra di loro. Da mesi vivevo in uno stato di completo intorpidimento, non ricordavo più che giorno era, entravo e uscivo dal dormiveglia. Le mie notti erano popolate di incubi, le giornate diluite nella noia. Il dolore era una morsa continua, come un cane che azzannava senza tregua la mia carne. L’immobilità mi stava consumando. Mi sentivo una pianta che avvizziva in un angolo buio. Senza luce e pioggia che ridessero linfa al mio spirito inaridito mi sarei spenta fino a morirne.
Voltai il viso verso il comodino, in cerca di del bicchiere d’acqua con cui dare sollievo alla mia gola riarsa e mi accorsi che mio padre era al mio fianco. Seduto sulla sedia su cui si alternavano i membri della mia famiglia, e le poche persone che ancora venivano a farmi visita, mi osservava con i profondi occhi scuri sotto le folte sopracciglia nere.
«Papà» buttai fuori, con una smorfia di dolore, mentre cercavo, inutilmente, di sgranchire il mio corpo nel busto di gesso. Mi sentivo come un mollusco chiuso in un carapace troppo stretto e talvolta mi chiedevo se esistesse ancora la mia pelle, là sotto. Se ci fossero le ossa, se il mio cuore battesse ancora. Spesso, nel corso dei mesi, mi ero sentita tutt’uno con quel calco che mi avevano sagomato addosso, appendendomi per la testa per fare in modo che, mentre si asciugava, la mia spina dorsale fosse perfettamente dritta. Una statua vivente, ecco cos’ero. Un bizzarro esperimento che faceva di me una creatura a metà. Viva, eppure tenuta lontana da quella vita che avevo amato con ogni fibra del mio essere, bloccata in quel letto che era prigione e tomba di ogni mio sospiro. Un colibrì a cui avevano spezzato le ali, che abitava un pianeta di dolore, trasparente come ghiaccio. Avevo imparato ogni cosa di colpo; se le persone che mi circondavano erano cresciute un poco alla volta, io ero invecchiata in pochi istanti, e mi sentivo già stanca di tutto.
«Mia piccola Frida» mormorò mio padre, abbozzando un sorriso. «Come ti senti, oggi?»
Pensai a cosa avrei voluto rispondere, poi scossi la testa. Non volevo condividere con lui la mia sofferenza, né con nessuno della mia famiglia. Li avevo messi fin troppo alla prova; ogni loro patimento era un senso di colpa che andava ad accumularsi agli altri, quelli che, nonostante tutto, provavo per essere diventata perenne fonte di preoccupazione.
«Un po’ meglio di ieri e un po’ peggio di domani» dissi, per non angosciarlo più di quanto già non fosse.
«Be’, io credo che oggi ti sentirai un po’ più felice» disse lui, chinandosi per prendere qualcosa che aveva appoggiato per terra, al suo fianco. Quando si sollevò vidi che tra le mani stringeva una scatola. La conoscevo bene, era la scatola dei suoi colori a olio. Da bambina mi piaceva sedermi accanto a lui e vederlo sfoggiare le sue modeste capacità pittoriche. Si cimentava per lo più nei paesaggi che offriva Coyoacán. Io, che ero affascinata da qualunque cosa facesse mio padre, studiavo ogni sua mossa nei minimi dettagli, cercando di non perdermi nemmeno un passaggio di quel processo affascinante che rendeva una tela bianca un luogo popolato di immagini e colori. I colori, soprattutto, mi interessavano. Mi piaceva vedere il modo in cui potevano essere sfumati, il modo con cui davano vita alle forme.
«I tuoi colori a olio?» domandai, perplessa. Sapevo che li teneva con grande cura e ne era molto geloso.
Lui annuì: «Ora sono tuoi. Io e tua madre abbiamo pensato…» si bloccò, indeciso su come proseguire. «Da bambina ti piaceva molto disegnare. Potrebbe essere un modo di passare il tempo.»
Levai le sopracciglia, stupita da quella nuova prospettiva che mio padre mi stava offrendo. Di tempo ne avevo fin troppo a disposizione. Avrei accolto con gioia qualunque diversivo si fosse frapposto fra me e quella noia spietata che mi avvelenava le giornate, portandomi a fissare il baldacchino del mio letto spesso per ore.
Mia madre, in un impeto di intraprendenza, mi aveva fatto preparare da un falegname un cavalletto grazie al quale avrei potuto dipingere stando sdraiata. Era un diversivo interessante e mi ci accostai con un entusiasmo che non avvertivo da tempo, salvo bloccarmi, dopo pochi minuti, davanti all’ineluttabilità della tela bianca.
Mi guardai intorno, smarrita. Ero sola. In grembo avevo i colori a olio di mio padre, un lapis con cui tracciare il bozzetto e un paio di pennelli un po’ spelacchiati, ma più che validi per quello che mi proponevo di fare. Sollevai la matita e la soppesai nel palmo per alcuni secondi, premendo la mina contro i polpastrelli. La avvicinai alla tela, poi la scostai. La mia mano rimase sospesa a mezz’aria. Cosa avrei dovuto dipingere, esattamente? Da bambina disegnavo ciò che mi suggeriva l’immaginazione. Spesso, nei momenti di solitudine, avevo tracciato con la punta l’indice la sagoma di una porta sulla condensa di un vetro appannato. Da quella porta ero scappata tante volte per raggiungere la mia amica immaginaria, una bambina della mia età con cui condividevo i miei sogni. Mi chiesi se quella bambina esistesse ancora, da qualche parte dentro di me. Se fosse cresciuta e che aspetto avesse, dopo tutti quegli anni. Riportai la mano alla tela e tracciai un ovale un po’ incerto, poi provai ad abbozzare un naso e degli occhi. Mi bloccai di nuovo. Non riuscivo a proseguire senza un modello a cui affidarmi, ma non avrei saputo a chi domandare di posare. Ebbi la risposta ruotando il viso verso la cassettiera appoggiata al muro e sovrastata da una specchiera. Chi, meglio di me, poteva restare fermo nella stessa posizione, senza muovere un muscolo, per ore, giorni, mesi?
Nei giorni successivi i miei genitori fecero montare uno specchio sul lato inferiore del baldacchino che sovrastava il mio letto. Eccomi lì, il volto incavato e gli angoli della bocca piegati all’ingiù dall’inerzia. Solo gli occhi trasmettevano una ferma volontà e mi ricordavano che, nonostante tutto, ero più viva che mai. Non era il corpo a decidere, ma lo spirito, e il mio era ancora forte e combattivo.
Era un modo di ricominciare e ricominciavo da me, studiandomi in uno specchio, andando oltre quel corpo che era prigione e ancora di un’anima che sognava solo il cielo e la sua sconfinatezza.
Nel momento stesso in cui stesi la prima pennellata di colore, per sovrastare il bianco che mi opprimeva, perché mi ricordava quello dell’ospedale, avvertii un frullare di ali. E capii che la Pelona non mi aveva piegato, non ancora.
Dipinsi seguendo il mio istinto; non avevo compiuto studi in materia, se non qualche sporadica lezione acquisita dall’incisore Fernando Fernández, un caro amico di mio padre presso cui avevo lavorato per un breve periodo, per mettere da parte qualche soldo.
Lentamente, dalla tela che avevo davanti, emerse un volto, il mio. Emersero gli occhi pieni di vita, le labbra atteggiate in un lieve sorriso, i capelli raccolti e il collo lungo. C’era qualcosa di aristocratico nel modo in cui mi ero raffigurata, che dovevo all’arte italiana che Fernández mi aveva mostrato nel suo studio. Una Madonna rinascimentale?
No, non ero una santa. Mi dipinsi con un abito di velluto rosso dalla scollatura vertiginosa. Il quadro sarebbe stato un regalo per Alex, un dipinto che gli avrebbe ricordato cosa si era lasciato alle spalle abbandonandomi in quel letto messicano mentre lui viaggiava per l’Europa.
Il mio primo approccio all’arte venne alimentato dal senso di rivalsa. Una rappresaglia alla cattiva sorte che mi perseguitava e che mi aveva tolto tanto.
Guardai il dipinto. Non era eccelso, era anzi un primo tentativo molto modesto, ma esprimeva qualcosa: un bisogno di risarcimento che si esprimeva attraverso linee e colori fino a dare voce alla mia sete di vita.
In quel momento, con le dita ancora sporche di colore e l’odore di olio e trementina che aleggiava nell’aria, mi resi conto di essere rinata. Attorno, improvvisamente, avevo un mondo intero; come quando, da bambina, mi bastava disegnare una porticina nella condensa di un vetro per viaggiare oltre me stessa.
L’arte era la strada. L’arte era la vita.
Frida, scrissi sotto al ritratto.
Sì, Frida, la nata due volte.

 

Frida torna a camminare, e torna ad amare, innamorandosi del gigante (fisicamente e artisticamente parlando) Diego Rivera. Lo sposa, contro il parere contrario dei genitori, che definiscono la loro unione l’incontro tra una colomba e un elefante. Sopporterà, oltre ai propri problemi di salute, anche i dolori inferti al suo cuore dalla maternità negata a causa dell’incidente, e dalla leggerezza del marito, che non perde occasione per tradirla, pur amandola più di qualunque altra cosa. L’ultimo tradimento viene consumato con la sorella minore di Frida, Cristina. È la goccia che fa traboccare il vaso, Frida non regge il colpo. La coppia divorzia.

Io sono dolore. Poso le mani sui reni, cercando di raddrizzare la schiena; è come raddrizzare un albero abbattuto dalla tempesta. Fa male, ma alla sofferenza sono abituata da tanto, troppo tempo. Se guardo indietro non riesco a ricordare cosa significhi vivere senza l’impressione che il corpo, che minaccia di disfarsi a ogni respiro, si tenga invece insieme per miracolo. È questo che la gente sussurrava di me, dopo il primo dei due brutti incidenti che mi sono capitati nella vita: è una miracolata. Io, però, non ci ho mai creduto. La mia salvezza, se di salvezza si è trattato, l’ho vissuta come una condanna. Se è vero che per ogni cosa c’è un prezzo da pagare, il mio debito per essere sopravvissuta credo di averlo saldato da un pezzo. Questo la pelona dovrebbe saperlo.
Appoggio il pennello sulla tavolozza, il quadro che ho davanti è uno dei più grossi che abbia mai dipinto. Lo volevo così, ingombrante, impossibile da ignorare. Due Frida mi osservano dalla tela. Due me stessa con un solo cuore, diviso a metà. Una è seria, imperturbabile. Nella mano sinistra stringe una foto di Diego bambino, da cui parte una vena che da lui prende nutrimento. La destra è aggrappata alla mano dell’altra Frida, la Frida spaventata, quella che sta morendo dissanguata. La pinza da chirurgo con cui tenta di fermare l’emorragia non basterà a salvarla. Il sangue le macchia la gonna, sbocciando come fiori cremisi sul pesante cotone bianco. 

 
 
Lo osservo con aria critica, accendendo una sigaretta. Il fumo si solleva davanti a me, componendo e scomponendo immagini. Diranno che è macabro, spaventoso, funesto. Sì, lo è. È come l’amore, la vita, la morte. È speranza delusa, affetto tradito e desiderio frustrato. È ciò che sono io in questo momento: una donna divisa. Divorziata.
Penso a cosa significa questa parola, per me. È il fallimento di un sogno in cui ho creduto con cieca determinazione. È un naufragio che mi lascia senza forze. Tante volte mi sono rialzata nella vita, e non parlo per metafore. Ci ha provato, la sorte, a spezzarmi le gambe e la schiena. Mi ha lasciato inerme, alla deriva di un mare in tempesta. Ma non è bastato.
Spengo la sigaretta e ne accendo un’altra. Dicono che fumi troppo, e che beva troppo. E che sia troppo magra, troppo debole e cagionevole per sopportare tutto questo. Ma non mi interessa. Guardo il quadro che ho davanti, l’ennesimo autoritratto che mi aiuta a fare chiarezza, a scorgere me stessa oltre la fragilità della mia pelle. Qui sono colore vibrante ed emozione. Qui sono Frida, molto più di quanto non lo sia nella vita vera. Vivo attraverso una tela, oltrepasso i confini dei mondi, fisso i sentimenti con una sfumatura, in modo che non mi sfuggano mai più, che restino a ricordarmi chi sono e cosa provo.
Non sono stata sempre così. C’è stato un tempo in cui tutto questo non aveva importanza, volevo solo vivere, diventare medico, essere felice. Volavo con la spensieratezza di un uccello dalle ali robuste. Un uccello che non teme venti e tempeste.
Poi c’è stato l’incidente, il primo, quello che ha deciso il mio destino. Mi ha tolto tanto, ma in cambio mi ha donato uno sguardo nuovo, capace di guardare oltre; mi ha donato l’arte e la consapevolezza che ogni istante può essere l’ultimo.
Il secondo incidente, di gran lunga il peggiore, è stato mio marito Diego.

 

Nonostante tutto, Frida e Diego sembrano destinati a stare insieme, creati per appartenere l’uno all’altra. Si risposano, ed è Diego ad assistere l’amata moglie nei suoi ultimi anni, che sono fatti di atroci sofferenze fisiche. Frida ormai non si alza più dal letto. La colonna vertebrale è a pezzi, le hanno amputato una gamba a causa della cancrena, e tutto il fisico inizia a cedere.
Prima di andarsene Frida annota nel suo diario: Spero che la fine sia gioiosa, e spero di non tornare mai più.
Di lei rimangono i suoi quadri, compagni di viaggio, testimoni intimi, talvolta dolenti, altre surreali, di una vita vissuta fino all’ultimo respiro con coraggio e tenacia. 

 
 
Una funambola sospesa ad altezze vertiginose; un corpo traditore, creato per contenere sofferenza, e una mente libera, in grado di librarsi sopra le brutture della quotidianità. Questo è stata Frida Kahlo, un’anima bella.

Questo ritratto è bellissimo e mi ha permesso di conoscere meglio Frida Kahlo di cui avevo visto a volte dei quadri ma della quale però non conoscevo la storia. Grazie Francesca, perché sei riuscita a creare un ritratto intenso e sentito.

Al prossimo mese,
Francesca, Daniela, Federica, Jennifer, Miki e Monica.